Fotografia di Architettura e Paesaggio
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Se c’è una cosa che mi affascina dell’essere umano è l’avere paura. La paura di non essere all’altezza, la paura di fallire, la paura di non farcela come uomo, come lavoratore e ora che lo sto per diventare, la paura di non farcela come padre.
E’ da qualche tempo che non scrivo e sento il bisogno di rifarlo oggi partendo proprio da un tema affascinante come lo è la paura. In questo breve periodo di assenza ho ricevuto molteplici messaggi da persone come voi, li fuori, che lanciati nel mondo della fotografia, ora hanno la paura di non farcela. Ragazzi e ragazze giovani, meno giovani e padri e figli che hanno unito le forze per aprire un piccolo studio fotografico nel proprio paese.
Persone che si sono lasciate alle spalle lavori a tempi indeterminati, sogni e ambizioni per fare in modo che una semplice passione possa diventare finalmente il proprio lavoro.
A tutti loro ho provato a dare una risposta, un aiuto, facendo appello a tutta la mia esperienza, anche se limitata vista la giovane età.
Ho già scritto più volte sul fatto che vivere di sola fotografia forse non è la cosa più facile ma oggi non voglio soffermarmi su questo. Voglio farlo invece sulla paura dello “scazzare” un servizio fotografico. Chi non c’è l’ha? Chi non l’ha mai avuta? Anche io, ancora oggi prima di un lavoro impegnativo, ho un pò di strizza! Tra tutti i messaggi arrivati mi sono soffermato su quello di un ragazzo che, da amatore qual’è e con poca esperienza, così dice lui, quest’estate è stato arruolato per la realizzazione di un servizio fotografico nuziale di una coppia di amici e ha una fottuta paura di sbagliare. Ecco, un matrimonio è un lavoro impegnativo! Durante il matrimonio non possiamo permetterci di sbagliare, alla fine non possiamo di certo rifare un matrimonio, giusto?!
A lui ho dato un consiglio e vorrei che arrivasse anche a tutti voi li fuori. Fare prima da assistente ad un altro fotografo, fare la cosiddetta gavetta, aiuta davvero un sacco! Per rimanere nell’ambito dei matrimoni, non serve saper fare solo click. Bisogna imparare a muoversi, a relazionarsi con gli sposi a gestire possibili piccoli problemi. Durante un servizio fotografico nuziale di qualche anno fa ricordo, colpa l’ingresso di un improvviso fascio di luce da uno dei rosoni della chiesa, di aver letteralmente scazzato l’esposizione dello scambio di uno dei due anelli. Con esperienza, sorriso e faccia da bronzo dissi ai due novelli sposi che il loro bimbo, in quel momento in mezzo a loro, mi aveva impallato l’inquadratura. A quel punto senza nessuna esitazione, ridendoci anche sopra, rifecero lo scambio di quell’anello e via! Alla fine della cerimonia, il mio assistente mi disse che lui mai sarebbe riuscito a metterci la faccia, fermare tutto e far rifare uno scambio degli anelli. Lui semplicemente sarebbe tornato a casa senza quella foto. Ormai è da qualche tempo che quell’assistente lavora con me e ora è perfettamente in grado di gestire qualsiasi tipo di situazione, anche se deve ancora imparare a gestire un pochino l’ansia da prestazione! 😊
E’ sicuramente più facile trovare il coraggio prima per dire ad una coppia di amici, conoscenti che non siamo ancora in grado di gestire un servizio fotografico da soli piuttosto che doverlo ammettere in un secondo momento, a frittata già fatta!
La paura di sbagliare non ci deve ora relegare ad essere l’eterno assistente di un altro fotografo ma dev’essere invece quel qualcosa in più che ci aiuta a crescere professionalmente.
Alla fine di tutto, come dice Paulo Coelho, soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.

Dopo un mio recente post su Facebook si è scatenata una discussione sul reale significato della parola fotografia. Fotografia commerciale o autoriale? Tette e culi, pilastri e case o gattini e tramonti?
Partiamo dal “banale”. Fotografia deriva dal greco e dall’unione di due parole: luce e grafia. Fotografia significa quindi scrittura di luce o scrivere con la luce. Concetto basilare, sentito e risentito.
La fotografia è una forma d’arte al pari della pittura, della musica ecc. A questo punto però bisogna definire cosa significa arte. Possiamo definire arte ogni attività umana che porta alla realizzazione di forme creative.
E’ un cerchio infinito. Cosa significa creatività? Aperto il dizionario si definisce creatività la capacità produttiva della ragione o della fantasia.
La fotografia è quella forma d’arte in cui tutti pensiamo di essere capaci. In quanti si definiscono pittori? In quanti si definiscono musicisti?
E’ chiaro allora che la fotografia sia la forma d’arte più semplice e che tutti riteniamo di saper fare. Diciamocelo sinceramente, con una macchina fotografica al collo ci sentiamo tutti un pò più fighi e un pò artisti. Oggi con i nostri smartphone realizziamo immagini di continuo, realizziamo fotografie per prendere appunti sostituendo a volte, carta e penna con il nostro apparecchio fotografico.
Ci si può quindi definire fotografi solamente perché si pigia con il ditone un pulsante di scatto?
Il processo tecnologico ci ha reso tutti capaci di catturare immagini, non tutti fotografi.
Tutti possiamo entrare in una cartoleria, acquistare carta e penna, ma non per questo siamo tutti scrittori.
Per me fotografare significa lavorare ad un archivio. Forse perché in accademia mi hanno inculcato bene questo concetto, non mi piace definirmi un’artista e anzi, mi da fastidio quando amici o conoscenti lo fanno anche se solo scherzosamente. Preferisco definirmi un fotografo documentarista. Attraverso la mia macchina fotografica desidero documentare spazi, luoghi di vita vissuta che portano con se un insieme di altri segni e ricordi. Uno su tutti, il passaggio dell’essere umano. Ecco che così, la fotografia di una cabina telefonica sfasciata di lato ad una strada, vuole dare importanza ad un oggetto così semplice e suscitare una riflessione. Per me questa fotografia significa molto. Significa aver documentato in una sola fotografia un oggetto che per anni e in tanti hanno utilizzato ma che ormai da tempo nessuno più si fila. Significa aver creato un ricordo di un oggetto che tra pochi anni sarà sparito dalle strade delle nostre città. Significa aver raccolto in una sola fotografia tutti i ricordi che ho di un papà. Un papà che, da poco andato in pensione, ha trascorso forse più tempo in Telecom che con suo figlio.

Questo significa per me fotografia.

Non penso che riuscirò mai a capire le immagini raffiguranti ragazzette fotografate nel bel mezzo di campi o luoghi abbandonati in mutandine e reggiseno ma questo potrebbe essere solamente un mio problema dovuto alla mancanza di una giusta chiave di lettura.
Una cosa è certa, oggi abbiamo più immagini che ricordi di vita vissuta e dovremmo avere tutti più rispetto della fotografia. Io compreso.

Potrei andare avanti per ore ma rischierei di diventare noioso e prolisso quindi, un abbraccio e a presto. Ciao!

 

Ieri sera mi ha chiamato una cara amica. Anzi penso di non esagerare se la definisco la sorella che non ho mai avuto. Normalmente carica come una molla ieri sera al telefono l’ho sentita davvero giù. Mi ha fatto male sentirla così ma lei, come solo una sorella sa fare, mi ha rassicurato. Mi ha detto di essere solamente un pò giù perché ha la sensazione che tutti gli sforzi che fa per trovare un lavoro sembrano disperdersi continuamente in un mare in burrasca. (visione poetica?) Forse dimenticavo di dire che è diplomata in fotografia come il sottoscritto e infine lei, a differenza del qui presente ciccio pasticcio, ha proseguito gli studi e si è anche laureata in campo culturale. Può anche darsi che io sia di parte ma la considero una brava fotografa e con la stessa passione del sottoscritto per l’architettura.

Come hai fatto tu Davide ad iniziare a lavorare con l’architettura? 

Ieri sera questa domanda è arrivata da lei, ma ti posso assicurare che sono in tanti quelli che mi chiedono come ho fatto ad iniziare. Le ho risposto che è stata una bella botta di culo. Mentre lo dicevo però sapevo dentro di me che non era la sola e unica motivazione. Certo la botta di culo centra ed è importante come in tutte le cose, ma poi bisogna mettersi alla ricerca di realtà lavorative che ti permettano di mangiare di sola fotografia e questo non è facile. Voglio essere chiaro, non è stato facile nemmeno per me e a dire tutta tutta la verità non lo è ancora oggi. Una mia amica mi presenta un amico. Ecco che questo lavora come Designer d’Interni presso uno studio della mia città. Davide ti va di provare a venire da noi per documentare un nostro progetto? Ecco è da li che è iniziata la mia esperienza nel campo dell’architettura. La mia fortuna però è stata forse essere chiamato a lavorare come fotografo presso il principale quotidiano in lingua italiana della mia Provincia. Già, qui da noi i quotidiani sono in lingua italiana e in lingua tedesca. Lavorare presso un quotidiano mi ha permesso di conoscere molte persone e farmi un mio giro di contatti. Qui però non ci sono arrivato perché il direttore, una mattina, si è svegliato e ha pensato di chiamare un disgraziato appena uscito da una scuola di fotografia milanese. Insomma per entrare li ho spedito un portfolio e poi ho rotto i coglioni fino allo sfinimento. Ecco svelato il mio modo per trovare nuovi clienti! Dicevo portfolio (link). Il nostro biglietto da visita non è il curriculum ma il portfolio! Sento spesso dire che la fotografia come professione è morta! Forse è davvero così e io non me ne sono ancora accorto o ancora peggio non me ne voglio ancora accorgere ma la realtà è che questa frase mi infastidisce parecchio perché porta con se una frustrazione radicata per un lavoro che non sta andando probabilmente benissimo e soprattutto una buona dose di supponenza che vuole dare per scontato che le cose non vadano bene per colpa del mercato. Ora non voglio raccontarti che è tutto rose e fiori anzi, so benissimo che è tutto più difficile rispetto ad una volta e questo posso assicurartelo perché lo provo ogni singolo giorno sulla mia pelle. Ogni giorno, quando entro in studio, dedico un’ora e mezza circa alla ricerca di nuovi potenziali clienti. Un’ora e mezza al giorno non una mezz’ora ogni settimana. Poi cerco di frequentare ambienti e situazioni che mi permettano di mettermi in contatto con persone che lavorano nel mondo dell’architettura e della fotografia.

Come fare allora oggi per lavorare come fotografo!?

Probabilmente scegliere il settore giusto è un buon punto di partenza. Li fuori è pieno di fotografi che fanno foto ai paesaggi per poi venderle su siti di microstock a pochi centesimi l’una. Foto di eventi o di  matrimoni invece, per esempio, sono immagini che vengono richieste più spesso e penso e spero che verranno richieste per molto tempo ancora o perlomeno fino a quando ci sarà ancora gente che deciderà di sposarsi. Oggigiorno trovo indispensabile essere social. Ti consiglio quindi di crearti un portfolio online così da poter mostrare i tuoi lavori migliori, una pagina Facebook e perché no un profilo su Instagram. Preparati a lavorare tanto e senza orari fissi ma soprattuto non ascoltare chi ti abbatte!

Pianta la tua bandierina sul traguardo che ti sei prefissato e corri più veloce che puoi per raggiungerla!

In ogni caso non cascare in programmi o corsi (link) che ti promettono di diventare un fotografo professionista super mega ricco e famoso solamente guardando 30 video del cazzo!

Mi sono dilungato parecchio oggi, ma spero davvero che quanto scritto sopra ti possa essere d’aiuto per la tua crescita e per la tua esperienza nel mondo della fotografia.

Un abbraccio e a presto!

Manco fossi un guru indiscusso della fotografia, sono in tanti quelli che mi fanno arrivare, in un modo o nell’altro, il proprio portfolio fotografico. Cos’è un portfolio fotografico e quali sono le istruzioni che bisogna seguire per crearne uno?
Il portfolio fotografico è una raccolta di immagini del nostro lavoro. Il numero di immagini può variare dalle 20 alle 50 fotografie circa a seconda del suo utilizzo finale.
Possiamo definire due tipologie di portfolio differenti: il portfolio antologico e il portfolio tematico.
Il portfolio antologico è composto da un’insieme di fotografie che mettiamo assieme per mostrare i nostri lavori migliori. E’ il nostro biglietto da visita! Facciamo attenzione alle immagini che utilizziamo! Se devo presentarmi ad un Designer d’interni non inserirò all’interno del mio portfolio una fotografia di paesaggio, anche se questa ritrae in maniera impeccabile le magiche Dolomiti di colore roseo al tramonto in una sera d’estate!
Il portfolio tematico invece è composto da un gruppo di fotografie che assimilo per mostrare agli addetti ai lavori un’insieme di immagini che desidero vendere. Il soggetto sono le fotografie! Se per esempio creo un racconto sul mercato del mio paese e desidero poi vendere queste immagini al giornale locale devo comporre un portfolio in  modo tale che sfogliandolo si riesca a leggere la storia alla quale inizialmente avevo pensato e che desideravo sin dall’inizio narrare.
Deve essere un insieme coerente di immagini, legate tra loro da un comune stile espressivo, finalizzate a definire un’idea centrale.
Per comporre un portfolio antologico ti consiglio di seguire i seguenti semplici consigli:

  • Includi al suo interno solo i tuoi lavori migliori.
  • Limita ad un massimo di 20 il numero di immagini da presentare.
  • Organizza il tuo lavoro per tema e stile. (Ricordati il discorso fatto precedentemente sulla bella foto delle Dolomiti.)
  • Aggiungi una tua breve biografia. (Ricordati che in questo caso il soggetto sei tu)
  • Aggiungi i tuoi contatti.
  • Cura l’impaginazione! Word non è nato per impaginare un portfolio!

Creare un portfolio non è cosa facile e per questo ti consiglio di leggerti un gran bel Libro sul tema. PORTFOLIO! Costruzione e lettura delle sequenze fotografiche. Di Augusto Pieroni.

Scappo, ciao e a presto!

 

Mentre scrivo sono in treno. C’è una sola domanda che mi risuona fastidiosamente in testa.
Ma perché oggi tutti vogliono fare i fotografi?
Il processo tecnologico ci ha fornito mezzi di facile e immediato utilizzo e quindi è davvero più semplice per tutti fare fotografie.
Di per sé anche la fotografia è una cosa abbastanza semplice. L’importante è avere qualcosa da dire.
Da un lato vedo studi fotografici storici chiudere e dall’altra parte sfoglio i numerosi messaggi che quotidianamente mi arrivano da parte di ragazzi e ragazze che vorrebbero lasciare tutto e buttarsi nel mondo della fotografia.
La scorsa settimana ho conosciuto un ragazzo di 30 anni che fino a qualche tempo fa poteva vantare un lavoro a tempo indeterminato. Un bel lavoro. Ora però è un libero professionista come me, ha abbandonato tutto, aperto una partita iva e si è tuffato di testa nel gran mondo della fotografia.
Durante il nostro incontro mi raccontava che non ha grandi esperienze e che anzi, sta facendo davvero molta fatica a trovare qualche cliente.
Davanti a questa sua decisione sono rimasto un pò così e forse è stato proprio in quel momento che la mia mente ha iniziato a formulare una domanda tanto complessa.
In quel momento ho pensato a cosa significa per me fare il fotografo. Ho pensato a tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare fin qui e a tutti quelli che ancora oggi continuo a fare per permettermi di arrivare a fine mese e dire ok, ne è valsa la pena.
Ci sono attività che a causa o grazie alle moderne tecnologie stanno scomparendo o mutando drasticamente e il fotografo è di certo un’attività tra queste.
Sono anni che l’editoria è in crisi, e questa situazione si riflette anche sull’attività del fotografo. Per chi non lo avesse ancora capito, la fotografia di “news” è morta da tempo! Un semplice passante che assiste ad un evento è già li con il suo smartphone pronto all’uso. Tac, ci sono già le immagini. Il fotografo deve ancora arrivare e le foto sono già online e nella fotografia commerciale non si sta di certo meglio. Sono sempre di più quelli che, per promuovere un proprio prodotto, il proprio locale, la propria attività, si improvvisano fotografi e si scattano le proprie immaginette. Certo il risultato è diverso ma a loro questo non importa. Risparmiano e la fotografia è la stessa. Cosi dicono.
Tutti abbiamo un amico che, per il semplice fatto di aver comprato una macchina fotografica di ultima generazione, di essere iscritto al Foto Club della propria città e di aver frequentato un workshop sulla fotografia si sente in grado di fare il fotografo di professione. Ma questo succede sempre di più anche tra altre professioni. Uno organizza la festa di un amico e allora è un Organizzatore di eventi, imbianca casa sua una volta e da quel momento è Imbianchino oppure impagina un volantino con Word, Paint, Power Point e da quel momento è Grafico.
Oggi giorno sembra che fare il fotografo sia la cosa più semplice del mondo.
Non è così! Chi crede di fare soldi facili con questo mestiere o pensa di vivere la vita alla Blow Up si sbaglia di grosso!
Dobbiamo renderci conto che la fotografia, a differenza di quanto si possa pensare, non è per tutti. In realtà chi può dire davvero che lo sia anche per me!?

La voce preregistrata mi avvisa che sono arrivato. Devo scendere.

Un abbraccio e a presto!

Dopo il mio post sul nudo artistico ho ricevuto numerosi messaggi.
A molti ho risposto e a chi non ho risposto chiedo scusa, ma probabilmente non ho trovato ragione di dare risposta scritta. Però ho pensato anche a voi e infatti vi rispondo postando questa foto.
Lo so, sono un rompicoglioni e ogni tanto mi faccio prendere la mano, ma sappiate che in fondo vi voglio davvero bene!

Ciao!

Robert Mapplethorpe, Self Portrait.

Sempre più spesso online compaiono fotografie di ragazze nude messe in posa in qualche cazzo di posto abbandonato da Dio in giro per il mondo.
Nella maggior parte dei casi ne emerge un lavoro di merda composto da fotografie che eventualmente possono servire ad un ginecologo oppure ad uno dei tanti siti di pornografia.
Ne segnalo alcuni nell’eventualità questi “fotografi” abbiano voglia di inoltrare loro un portfolio personale e super professionale: tra i più famosi potete trovare pornhub.com, redtube.com, youporn.com.
Ok, torniamo a noi… foto banali ed eventualmente volgari non di certo classificabili come nudo artistico.
Spesso, guardando queste foto, penso che questi “fotografi” abbiamo solamente voglia di guardare due tette e un culo nudo e che per un qualche motivo siano privi di connessione internet e quindi siano impossibilitati a navigare su uno dei siti sopra citati.
E’ inutile che poi andiate a pubblicare queste immagini sul vostro sito web, inserendole in una cartella indicando ai vostri milioni di visitatori che si tratta di un’area riservata ai minori di 18 anni, aggiungendo anche il vostro mega super gigante watarmark che intanto chi vuoi che se le prenda quelle foto!? O forse anche si… sempre i siti sopra citati.
In conclusione prima di parlare di nudo artistico andate a studiare chi nella storia della fotografia ha fatto della vera fotografia di nudo. Proviamo a citarne uno soltanto.
Robert Mapplethorpe, per esempio, è considerato uno dei più importanti e influenti fotografi del Novecento ed è famoso soprattutto per i suoi ritratti in bianco nero e i nudi sia maschili che femminili!
Questa la considero una foto di nudo, non quelle cagate che voi spacciate per nudo artistico!

Robert Mapplethorpe. Lydia Cheng, 1987

Se siete interessati, invece di fotografare ragazze nude alla cazzo, vi segnalo che i suoi lavori sono in mostra ancora fino al 11 di febbraio 2017 presso la Galleria Franco Noero a Torino.

Scappo, a presto! Ciao.

Ieri sera alle 19.00 presso il Foto-Forum di Bolzano si è inaugurata la mostra fotografica di Enrico Pedrotti. Una raccolta di 63 immagini del fotografo attivo tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento in Trentino Alto Adige. Per chi fosse interessato a visitare la mostra, qui si possono trovare maggiori informazioni.

A tutti i miei corsisti consiglio sempre di distaccarsi dalle sole e proprie fotografie e di andare invece a visitare quante più mostre fotografiche possibili. Visitare una mostra fotografica arricchisce sempre, sia a livello umano che cognitivo. Forse si conosce tutto sul fotografo che stiamo andando a vedere ma a volte anche no e quindi è sempre una buona occasione per leggere qualcosa su di lui e cercare di capire più cose possibili dalle sulle sue foto. Imparare qualcosa di nuovo, in ogni caso, non ha mai fatto male a nessuno!

E’ sempre bello trascorrere del tempo con persone che condividono la tua stessa passione.

Ora vado, ciao e a presto!

Quirin Prünster e Valentina Cramerotti alla presentazione della mostra di Enrico Pedrotti.

La scorsa estate, durante una giornata trascorsa con i Vigili del Fuoco Volontari di Merano, sono passato di qui per realizzare un servizio fotografico. Sono subito rimasto colpito da questo punto di vista inconsueto, insomma normalmente non sono e non siamo abituati a guardare sotto ai ponti. Una cosa però è certa, nel tempo, porterò avanti questa mia ricerca personale. Ora vado. Ciao e a presto!

2017, Merano. Pilastri di sostegno superstrada SS38 – MeBo.